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I. M. I.
International Mentoring
Institute
“ B u i l d
i n g I n t e r g e n e r a t i o n a l C o o p e r a t
i o n ”
VADEMECUM MENTORING
CONOSCERE, AMARE ed UTILIZZARE
il MENTORING
Che cos’è il mentoring
Mentoring è il termine
anglosassone derivato dal greco antico (Mèntore era il maestro
di Telemaco, figlio di Ulisse) che definisce l’attività con la
quale il mèntore - persona di buon senso, ricca di esperienze di
vita e di lavoro - trasferisce ad un’altra persona chiamata
mentee le proprie conoscenze ed esperienze per favorirne la
crescita personale e professionale.
Un rapporto
di mentoring può svilupparsi con modalità più o meno formali e
può instaurarsi non solo fra una persona adulta ed una più
giovane (talvolta anche viceversa), ma anche fra coetanei che
intendono arricchirsi delle reciproche esperienze. Il rapporto
di mentoring è sempre un dare e avere basato su una reciproca
accettazione e fiducia.
Mèntori si nasce o
si diventa?
Mèntori ci si
sente. Quindi mèntori non si nasce né si diventa. Tuttavia le
persone che si sentono mèntori possono essere aiutate ad esserlo
concretamente e in modo efficace. Fortunatamente il mondo è
pieno di potenziali mèntori. Infatti l’essere mèntori non
attiene né all’essere istruiti, né all’essere benestanti, né
tanto meno all’essere belli e buoni; piuttosto attiene al
diffuso, umano desiderio di trasmettere ad altri il proprio
essere.
L’importanza di essere dei buoni mentee
La
responsabilità della riuscita di un rapporto di mentoring
dipende in gran parte dal comportamento del mentee. I rapporti
di mentoring più riusciti sono quelli nei quali il mentee è
capace di creare l’ambiente più adatto a ricevere il contributo
del mèntore.
Sensibilizzare ed aiutare le persone per poter essere dei buoni
mentee è una delle sfide del mentoring.
Cosa
caratterizza il ruolo del mentore rispetto a quello del tutor e
del consulente?
Le tre
figure hanno molti tratti in comune: il mèntore, il tutor ed il
consulente agiscono tutti affiancando, dando consigli,
sostenendo, facilitando.
Ciò che le
differenzia nella sostanza è il fatto che la persona che vuole
essere un mèntore deve saper offrire al proprio mentee quella
che è oggi la risorsa più scarsa e quindi più preziosa: la
disponibilità del proprio tempo. E ciò non tanto nel senso che
il mèntore deve dedicare più ore del tutor e del consulente al
proprio assistito, ma nel senso che deve essere pienamente
disponibile a rispettarne le esigenze e ad adeguarsi ai suoi
tempi.
Perché un mentore
può essere più giovane del suo mentee?
Perché, oggi,
le innovazioni si succedono tanto velocemente che può
facilmente accadere che una persona più giovane si trovi nella
condizione di poter trasferire esperienze anche ad una persona
più adulta.
Perché il mentoring
è uno strumento potente ed al contempo efficace?
Perché libera
l’energia delle persone “normali” sottraendole alla paura del
confronto con gli altri e mette al riparo i mentee dal timore
che qualcuno (nel nostro caso il mentore) voglia
“colonizzarlo”. Infatti, il compito del mèntore non è quello di
imporre la propria visione, ma quello di testimoniare rispetto
all’importanza delle proprie esperienze.
Di quali strutture
ha bisogno il mentoring?
Di luoghi
fisici nei quali far convergere le esperienze dei mèntori per
metterle a disposizione dei mentee, il tutto in un’atmosfera
protetta, dove ognuno possa prendersi il tempo per capire e
raggiungere la tranquillità necessaria per passare all’azione.
Un luogo sulla cui porta d’ingresso campeggi il motto latino
“Festina lente” (affrettati lentamente).
Il mèntore deve
essere una persona che ha avuto “successo” nella vita?
Non
necessariamente. Anzi, molto spesso i mèntori più efficaci e
preziosi sono persone che hanno attraversato esperienze
personali difficili e che per tale motivo possono offrire ai
mentee testimonianze preziose.
Di quanto tempo
bisogna poter disporre per essere un mèntore?
L’impegno di
tempo varia da caso a caso. Si può essere un buon mèntore
dedicando anche solo 5/6 ore al mese al proprio mentee.
L’importante è essere disponibili quando il mentee ne ha
bisogno. Oggi, telefono, fax ed e-mail rendono molto semplice
l’interagire.
In quali paesi è
più diffusa la pratica del mentoring?
Da ricerche
fatte dall’I.M.I. sono emersi esempi molto interessanti di
applicazioni del concetto di mentoring in epoche molto lontane
dove ha svolto la funzione di detonatore dello sviluppo di
civiltà come quella Cinese del 2000 a.C., quella Babilonese e
quella degli Incas, oltre che quella Ellenica.
Oggi, la
pratica del mentoring è radicata ed in fase di ulteriore
espansione nel NordAmerica, in Gran Bretagna ed in Australia.
Non mancano sue applicazioni - anche se in misura decisamente
minore - in Germania, Francia, Svizzera, SudAmerica. In tutti
questi paesi il mentoring viene applicato quasi esclusivamente
nei campi dell’istruzione e della formazione di ogni ordine e
grado e nel mondo delle imprese.
Il mentoring è
diffuso in Italia?
La pratica cosciente e
sistematica del mentoring è pressoché sconosciuta in Italia.
Qualche timida applicazione se ne fa per contrastare la
dispersione scolastica e nel mondo dell’imprenditorialità, in
particolare di quella femminile. Possiamo ipotizzare che in
Italia ci siano poche centinaia di mentori a fronte delle
centinaia di migliaia p.e. del Nord America.
Il mentoring: solo una nuova moda o uno strumento operativo?
La sfida
che ci attende in relazione al mentoring è non tanto quella di
procurarsi consensi per la sua applicazione, quanto quella di
evitare che il mentoring diventi solo una parola di moda
alla quale non seguano i fatti.
Per trarre
il massimo beneficio da questo strumento è necessario che coloro
che si avvicinano al mondo del mentoring decidano di farlo per
essere piuttosto che per apparire.
Cosa si puo’ fare
concretamente con il mentoring
Gli odierni utilizzi più
frequenti del mentoring si hanno nel campo della scuola, della
formazione e nel mondo dell’impresa. Da studi fatti dall’I.M.I.
emergono non solo innovative applicazioni da utilizzare in
questi settori, ma anche possibili applicazioni in altri
settori chiave della nostra vita.
Qualche esempio:
-
scuola e formazione, sia per
rendere più efficace l’apprendimento che per facilitare i
collegamenti con il mondo del lavoro;
-
formazione continua degli adulti,
anche con l’utilizzo dell’e-learning;
-
assistenza nella carriera
accademica, professionale e d’impresa;
-
reinserimento di adulti nel mondo
del lavoro (outplacement);
-
inserimento nella vita lavorativa
di donne in età adulta;
-
assistenza nelle azioni di
start-up per lo sviluppo socio-economico dei territori più
deboli e nelle connesse azioni di marketing territoriale;
-
assistenza alla nascita e allo
sviluppo di micro e piccole imprese;
-
sviluppo e gestione di moderni
organismi nonprofit;
-
promozione delle pari opportunità;
-
politiche per facilitare
l’incontro fra i settori profit, nonprofit e delle
istituzioni;
-
politiche per l’occupazione, anche
per prevenire l’insorgere di nuove aree di debolezza;
-
politiche per favorire la
cooperazione fra le generazioni e i popoli.
Mentoring è anche
relazionarsi con:
-
uno studente, per aiutarlo a
superare le difficoltà del percorso formativo;
-
un 45enne che non riesce a
reinserirsi adeguatamente nel mondo del lavoro;
-
donne non più giovani che vogliono
entrare per la prima volta nel mondo del lavoro;
-
donne impegnate nella cura dei
figli, che non vogliono perdere i contatti con il mondo del
lavoro;
-
donne di ogni età, per facilitarne
l’ingresso attivo nella vita politica ed associativa;
-
insegnanti, per mettere a punto
azioni formative più efficaci;
-
un giovane che sta per
intraprendere un’attività di lavoro autonomo;
-
un ex carcerato, oppure un
immigrato a rischio, per facilitarne l’inserimento nella
società;
-
un giovane tutor d’impresa, per
trasferirgli competenze relative a quella specifica impresa;
-
un funzionario di associazione
nonprofit, per aiutarlo nell’organizzazione dell’
associazione;
-
un giovane artigiano, per aiutarlo
nella ricerca di un socio che lo aiuti a potenziare la propria
attività;
-
un coetaneo, per condividere con
lui le problematiche della vita di tutti i giorni.
Perché è nato l’
I.M.I.
International Mentoring Institute
L’I.M.I. nasce dall’incontro di
persone con esperienze di lavoro e di vita diverse che - pur se
in modo inconsapevole ed istintivo – hanno praticato da sempre
il mentoring e che ad un certo punto hanno sentito l’esigenza di
dare a questa pratica forme più sistematiche ed efficaci.
Questo è stato possibile soprattutto grazie ad internet che ha
permesso loro di farsi un’idea molto precisa di come nel mondo
si utilizza il mentoring.
Dopo le prime scoperte il
desiderio ed il piacere di approfondirne le implicazioni
teoriche e pratiche è stato sempre più irresistibile. Da quel
momento: studiare cosa facevano gli altri, copiarne le idee,
implementarle e cercare di applicarle è stato per loro un
impegno quotidiano anche professionale.
Che cosa
caratterizza la visione che l’ I.M.I. International Mentoring
Institute ha del mentoring
Una caratteristica dell’ I.M.I.
nell’approccio all’utilizzo del mentoring è il fatto di vedervi
una risposta concreta alle cosiddette sfide della
globalizzazione.
Questa caratteristica deriva
sostanzialmente dalla visione in positivo che l’ I.M.I. ha
relativamente alle conseguenze della presenza di tre inediti
aspetti nella vita quotidiana dei Paesi più sviluppati:
1)
viviamo in un mondo (quello cosi
detto occidentale) nel quale la presenza di pensionati vitali e
liberi dal bisogno ha raggiunto livelli mai toccato in nessuna
altra epoca;
2)
la significativa presenza - in tutte
le fasce di età – di adulti che disponendo di molto tempo libero
desiderano metterlo a disposizione degli altri anche in attività
diverse da quelle del volontariato tradizionale;
3)
il tenore di vita di centinaia di
milioni di persone in Europa, USA, Giappone ed altri Paesi
fortemente sviluppati è tale da consentire a costoro di poter
scegliere cosa fare e cosa non fare nella vita.
Questi tre
aspetti si confrontano – giorno dopo giorno - con le sfide della
cosiddetta globalizzazione in un mondo dove, se da una parte
centinaia di milioni di persone lottano ancora per la
sopravvivenza, dall’altra ce ne sono altrettante che – grazie
anche al loro entusiasmo e vigore - questa soglia la stanno
superando di slancio.
Di contro,
nei Paesi più sviluppati ci sono decine di milioni di persone
alle prese con il rischio di tornare indietro da quello che
sembrava per loro un intoccabile tenore di vita. Sono persone
come noi, che vivono in Società che hanno fondato la propria
fortuna sul rispetto delle libertà individuali e sulla
democrazia, e che - se è vero che le cambiali della
democrazia si pagano con lo sviluppo economico - potrebbero
trovarsi in seria difficoltà nel pagare quelle cambiali in
assenza di un qualche tempestivo e significativo cambio di
marcia.
Il mentoring
come contributo per risolvere in positivo queste sfide potrebbe
essere un qualcosa che ci piacerebbe vedere ascritto come
peculiare dell’I.M.I..
A cura di
Piero Viscardi
sito ufficiale di
consulenza aziendale
Presidente dell’I.M.I.
International Mentoring Institute
pievis@hotmail.com |